I diplomatici libici presso la missione delle Nazioni Unite non rappresentano più Gheddafi. Rischio terrorismo

Il vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite ha invitato il procuratore della Corte penale internazionale (ICC) Luis Moreno-Ocampo ad indagare su ciò che ha descritto come genocidio e crimini contro l’umanità commessi da Muammar Gheddafi durante il corso disordini nel paese.

I video e le immagini dei corpi sfigurati in Libia stanno inondando Internet e YouTube, mentre testimoni oculari dicono che in molti parti del i paese cadaveri giacciono nelle strade e gli ospedali non riescono più ad accogliere mori e feriti.

I diplomatici libici presso la missione delle Nazioni Unite, compreso il loro vice capo di Ibrahim Dabbashi e altro personale, hanno rilasciato una dichiarazione dichiarando che non rappresentano più Gheddafi e sono ora al servizio del popolo libico.

Hanno anche chiesto “la rimozione del regime immediatamente” ed esortato le altre ambasciate libiche a seguirne l’esempio.

Dabbashi ha chiesto alla comunità internazionale che venga imposta una no-fly zone per impedire l’ingresso di armi e mercenari che andrebbero a rafforzare la rappresaglia del regime, rappresentando la necessità di stabilire un passaggio sicuro dai confini della Libia con la Tunisia e l’Egitto in modo che le forniture mediche possano arrivare attraverso Bengasi.

Il vice ambasciatore libico alle Nazioni Unite, ha chiesto inoltre al procuratore del Tribunale penale internazionale di studiare il genocidio, i crimini contro l’umanità e crimini di guerra commessi da Gheddafi contro il suo popolo, auspicando che il dittatore possa presto comparire dinanzi a un giudice, per rispondere dei crimini da lui commessi prima e del genocidio che sta commettendo adesso.

Ha confermato i rapporti che Gheddafi ha assunto con forze armate non identificate provenienti dai paesi africani per schiacciare la rivolta, lanciando loro un monito: “Mettiamo in guardia tutti i paesi africani che stanno inviando i loro soldati a combattere con Gheddafi, che non vedranno il ritorno dei loro soldati.”

In un documento in lingua araba, il vice ambasciatore ha esortato le forze armate del paese, di tutti i corpi, rango e gradi, a passare dalla parte del popolo libico per “tagliare la testa al serpente”.
Un ulteriore monito, è stato lanciato a quei paesi che potrebbero accogliere Gheddafi, esortandoli a non farlo per evitare le conseguenze che potrebbero derivarne.

Fortemente criticata dall’Unione Europea la posizione espressa dai politici italiani ed in particolar modo quella del ministro degli Esteri Frattini, che ha difeso le ragioni della “riconciliazione” in un Paese dilaniato dalla guerra civile, esortando l’Europa contro ogni tentativo di interferire negli affari libici, nel tentativo di esportare la democrazia.
Il governo italiano, con il connivente silenzio dell’opposizione, dopo aver accolto Gheddafi quasi fosse un eroe, ancora una volta rischia di rendersi complice di un dittatore la cui storia fortunatamente si avvia al tramonto.

Sarebbe un grave errore se – visti i rapporti d’affari che a vario titolo intrattiene il nostro premier con il dittatore – Roma decidesse di assicurare rifugio e protezione al rais in fuga dal suo paese, esponendo l’Italia a rischio di attentati terroristici.

Gian J. Morici

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