Ddl intercettazioni – Commissione Giustizia della Camera: pene severe per magistrati e giornalisti

L’emendamento del governo approvato prevede per il giornalista che pubblichi le intercettazioni l’arresto fino a due mesi e dai 4mila ai 20mila euro di ammenda.

La maggioranza di governo, vuole mettere il bavaglio alle indagini ed ai giornalisti.

Opposizione dal Pd e Italia dei Valori, ma la maggioranza di centrodestra, compatta, sul Ddl, una cui norma è denominata D’Addario, non cede.

Nonostante l’impegno assunto dal ministro della giustizia Alfano – è iscritto all’Ordine dei giornalisti – il “Ddl D’Addario”, resta un provvedimento restrittivo e punitivo nei confronti di magistrati e giornalisti, che rischiano più di quanto non rischi un qualsiasi delinquente.

Le condanne pecuniarie per giornalisti ed editori, prevedono il pagamento di una somma che può arrivare a 464.000 euro.

Le registrazioni, effettuate senza che ci sia il consenso di tutte le parti interessate, saranno passibili di una pena fino a quattro anni di reclusione.

Pene, che non sono previste per reati ben più gravi e che finiranno con il mettere il bavaglio alla stampa.

In un Paese che è ormai conosciuto come tra i più corrotti d’Europa, l’unica preoccupazione del governo pare sia quella di limitare le indagini ed impedire ai giornalisti di fare informazione.

Nel Ddl, è contenuta anche la norma “salva preti pedofili”. Una norma che rafforza l’obbligo già esistente per il pm di informare il vescovo qualora sia indagato un sacerdote o un cardinale qualora l’indagato fosse un vescovo.

La legge, non sarà più – se mai lo è stata – uguale per tutti.

C’è infatti da chiedersi dove sta il principio di uguaglianza, quando per legge è previsto che per indagare su un sacertote, è obbligatorio informare i vertici ecclesiastici.

Dovendo indagare un impiegato della pubblica amministrazione, si avviserebbero i suoi superiori?

Evidentemente, visto il particolare momento che la Chiesa sta attraversando, al Vaticano non può certo dispiacere questo “codicillo”.

Sarà un caso se il governo ha dato un’improvvisa accellerata al Ddl contro le intercettazioni e la libertà di stampa, proprio mentre vengono alla luce sconcertanti scandali su presunte tangenti pagate a molti politici di primo piano a livello nazionale?

Sarà una circostanza fortuita se il governo non ha mostrato lo stesso interesse a varare immediatamente il Ddl contro la corruzione?

Secondo il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: “Se la privacy crea problemi per l’ordine pubblico e fa morire delle persone, quello della sicurezza è un valore maggiore della privacy”, ma evidentemente, al governo preme molto più la privacy….

Se lo scopo è quello di fermare i processi mediatici – come sostiene la maggioranza – non si può non tener conto che così facendo viene violato il diritto all’informazione dei cittadini, agevolando politici, faccendieri, uomini delle istituzioni corrotti a volte anche dalla criminalità organizzata.

Pare che in Italia, infuori che magistrati e giornalisti, non esistano altri criminali. Peccato che fino ad oggi -ma non sarà più possibile in futuro – le cronache ci abbiano narrato di ben altri delinquenti…

Gian J. Morici

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