Universo Donna

Donne di Sicilia – L’incontro con una realtà nata 50 anni prima che in Francia, nella Sicilia del ‘700.
La condizione della “Donna” nel corso dei secoli, è sempre stata ben diversa da quella dell’uomo.
Nell’antichità, si tendeva a porre la donna in una posizione sociale secondaria rispetto l’uomo.
Veniva prevalentemente relegata al ruolo di madre e di moglie, alla quale era imposta la cura della casa e quella dei figli, escludendola così da un ruolo sociale che l’avrebbe potuta vedere come antagonista nelle “attività maschili”.
Prova ne sia, la penuria di informazioni che abbiamo sui personaggi storici femminili dal periodo greco e romano al medioevo, non solo in Sicilia, ma in tutta Europa.
Accade ancora oggi, che si tenti di legare la figura femminile al binomio donna-sudditanza, legando spesso questo binomio alla Sicilia e più in generale al meridione d’Italia.
Le stesse affermazioni del ministro Amato in tema di percosse e tradizione Siculo-Pakistana, non provano uno stato di condizione della “Donna siciliana”, ma palesano semmai, un’errata visione che ne ha la società odierna.
La “Condizione Donna”, va rivisitata in maniera più globale e non confinata in ambito regionale.
Se infatti, si fa presto a creare il caso, relegando la Donna ad un ruolo del tutto marginale nella società siciliana, non si capisce come mai a carattere nazionale la figura femminile non venga valorizzata nei cenni storici, nella letteratura, nell’arte e nella vita quotidiana, quanto quella maschile.
Nel Medioevo e nel Rinascimento, le occasioni di comparsa in pubblico per una donna, erano limitate alle funzioni religiose, nel Settecento, le donne avevano la possibilità di partecipare anche ai concerti.

Le usanze e i tempi dell’ingresso in società delle giovani variava da regione a regione.
Se nel resto d’Italia le donne molto di rado partecipavano ad eventi pubblici, in Sicilia le giovani facevano molto presto il loro ingresso in società.
Forse molti non sanno, e tanti fanno finta di non sapere, che secoli prima dei movimenti femministi, che proponevano l’emancipazione delle donne, una società, come quella siciliana, da sempre definita retrograda e chiusa all’evoluzione del mondo contemporaneo, ha dato al mondo esempi femminili di notevole spessore nella vita sociale e culturale del tempo.
Se infatti, la prima donna italiana a comporre testi letterari fu Compiuta Donzella, la musica fiorentina del 1200, di cui ci restano tre sonetti, le prime notizie storiche sull’emancipazione della donna, ci riportano alla Francia del 1791 con la pubblicazione di un libro che riguardava la condizione delle donne.
E’ nel ‘700, che la Sicilia si distingue anticipando di ben 50 anni l’emancipata Francia, regalando alla società dell’epoca donne libere, ricche di cultura e di eleganza.
In Sicilia, libri che esaltavano la figura femminile, erano già stati pubblicati nel 1735 e nel 1737, ad opera di autori siciliani come Pietro Pisani e Vincenzo Di Blasi.
Il Di Blasi infatti, non solo mette in evidenza qualità femminili quali la bellezza, ma ancor più evidenzia le qualità morali, quali la devozione verso marito e figli, l’istituzione, la cultura e la profonda religiosità.
E’ nell’opera del Di Basi, che la figura femminile, viene descritta per la prima volta sul piano inventivo e culturale, ponendo in risalto figure storiche femminili.
Mentre oggi è abbastanza naturale che una donna possa fare vita di società, partecipando anche da sola ad eventi mondani, nel ‘700, solo le donne siciliane godevano di tanta autonomia e proprio la condizione femminile in Sicilia, finiva con lo scandalizzare i visitatori, i quali, non comprendevano l’uguaglianza tra uomo e donna, che solo in questa regione aveva potuto raggiungere questa evoluzione.
Pagine di cultura, sono state scritte da donne siciliane come Girolama Grimaldi Lorefice o Maria Martinez.
Anche in altri settori, si ricordano nomi di grande rilievo, come Giuseppina Moncada di Villafranca, la quale anticipò nel campo della pedagogia, la formazione e l’educazione delle donne.
Ma la “Donna siciliana” non si distinse solo nell’arte e nella cultura.
Essa infatti firmò le pagine della storia con autentici esempi di eroismo, dei quali nessuno oggi parla più.
Una tra esse, fu Giuseppa Bolognara di Barcellona Pozzo di Gotto, in provincia di Messina.
Giuseppa Bolognara detta «Peppa la cannoniera», il 31 maggio 1860, si rese protagonista di episodi di autentico coraggio.
Durante le battaglie di Catania, Giuseppa aiutò i garibaldini contro i soldati borbonici e impadronitasi di un cannone nemico, affrontò da sola due squadroni di cavalleria.

Uno degli atti eroici di quella giornata che vide protagonista Giuseppa, è così narrato dallo storiografo Vincenzo Finocchiaro:

«Era già mezzogiorno, e gli insorti avevano quasi esaurito le munizioni, sicchè il loro attacco incominciò ad infiacchire; di ciò si accorse il generale Clary, che cercò con una carica di cavalleria per la Via del Corso di aggirare la destra dei suoi avversari.
Giusto in quel punto, un gruppo di insorti, con alla testa Giuseppa Bolognara, sboccava in piazza san Placido dalla cantonata di Casa Mazza, trascinando il cannone guadagnato ai borbonici, per cercare di condurlo sul «parterre» di casa Biscari e lanciare qualche palla contro la nave di guerra che già bombardava la città, coadiuvata dal fuoco di due mortai posti sui torroni del Castello Ursino.
Appena però quei popolani sboccarono sulla Via del Corso, videro in fondo a Piazza Duomo due squadroni di lancieri che si apprestavano alla carica.
Temendo d’essere presi, scaricarono all’improvviso i loro fucili, abbandonando il cannone già carico; ma Giuseppa Bolognara restò impavida al suo posto e con grande sangue freddo improvvisò uno stratagemma dando nuova prova del suo meraviglioso coraggio.
Sparse della polvere sulla volata del cannone e attese tranquilla che la cavalleria caricasse; appena gli squadroni si mossero, essa diede fuoco alla polvere ed i cavalieri borbonici credettero il colpo avesse fatto «cilecca» prendendo soltanto fuoco la polvere del «focone».
Si slanciarono perciò alla carica, sicuri di riguadagnare il pezzo perduto: ma, appena avvicinatisi di pochi passi, la coraggiosa donna, che li attendeva a piè fermo, diede fuoco alla carica con grave danno degli assalitori, e riuscì a mettersi in salvo».

Giuseppa Bolognara ebbe assegnata dal Governo italiano la medaglia d’argento al valore militare.
Ma non fu solo Giuseppa Bolognara a legare il nome di donne siciliane alle pagine della storia, anche altre donne di questa terra seppero legare il proprio destino a episodi di autentico coraggio.
Spesso si è trattato di episodi legati al mancato soddisfacimento di necessità primarie dei loro figli e dei loro uomini.
Il 3 gennaio del 1862 a Castellammare del Golfo, i soldati di Vittorio Emanuele II, non avendo ottenuto da parte di alcune prigioniere informazioni utili a catturare i loro uomini – appartenenti ai moti – dopo un processo sommario, fucilarono 5 Donne.
Fra di esse, Angela Romano, una bambina di nove anni.
Il 25 di luglio 1920 a Randazzo, durante una manifestazione di protesta contro il caro vita, i regi carabinieri spararono contro una folla di donne, uccidendone nove.
Il 19 ottobre 1944 a Palermo, una manifestazione di protesta per la mancanza di pane, indetta dalle donne della città, si concluse con 25 donne uccise da parte del regio esercito.
Alla lunga lista di nomi di donne che hanno pagato con la vita l’amore per i loro cari, la dedizione al dovere o i propri ideali, dovremmo aggiungere quelli di siciliane e non, che hanno legato il loro destino a tragici eventi accaduti nella nostra regione come:
Emanuela Setti Carrao – Omicidio Dalla Chiesa –
Francesca Morvillo – Strage di Capaci –
Emanuela Loi – Strage di Via D’Amelio –
e le tante altre, esposte sul fronte dell’antimafia o comunque vittime innocenti dela stessa mafia.
La società odierna, deve molto alla “Donna”….

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